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Cefalea ed emicraniaParola agli esperti e ricercatori

Jonathan Zaid: il sistema cannabis terapeutica canadese

Jonathan Zaid è un cittadino canadese che soffre di emicrania. Le sue parole ci raccontano il sistema cannabis terapeutica canadese poco prima che il Canada legalizzasse interamente l’accesso alla marijuana.

sistema cannabis terapeutica canadese

L’emicrania e le cure tradizionali

Mi chiamo Jonathan Zaid sono studente universitario e vivo in Ontario, Canada. All’età di 14 anni mi hanno diagnosticato un’emicrania cronica quotidiana e per superarla ho provato tutte le medicine possibili in commercio. Fra antinfiammatori, farmaci contro il dolore e antidepressivi ne avrò provate una quarantina. Diciamo che non esistendo ricerca per i malati della mia condizione i dottori mi hanno prescritto, per tentativi, tutto e di più di quel che esisteva sul mercato.

Ho sofferto numerosi effetti collaterali dall’essere sempre assonnato, alla mancanza di concentrazione,
ma l’aspetto più affliggente era che nessuno di questi farmaci aveva davvero effetto.

La cannabis nella cura dell’emicrania

Sono arrivato alla cannabis perché non mi restavano più altre opzioni, la vita che conducevo non aveva qualità, anzi non era vita: passavo la maggior parte del tempo a casa e, visto che i rumori e la luce acuivano la mia sofferenza, avevo problemi ad andare a scuola e non avevo vita sociale.

La cannabis non è una cura, ma almeno mi aiuta a gestire degnamente i sintomi della mia malattia.

Ho scoperto le sue potenzialità grazie a un gruppo di supporto online attraverso il quale ho letto delle ricerche che testimoniavano l’azione antinfiammatoria di questa pianta. E così ho cominciato a usarla.

Il sistema cannabis terapeutica canadese

Nel sistema cannabis terapeutica canadese, con l’attuale legislazione Acmpr [N.d.r. Access to Cannabis for Medical Purposes Regulations] il paziente deve essere autorizzato da un medico e poi ha 3 diverse opzioni: o si iscrive nel database di uno dei Produttori Autorizzati [N.d.r. Licensed Producers] che inviano regolarmente la cannabis via posta, nel mio caso mensilmente, oppure può decidere di coltivarla da solo o di designare una terza persona che coltivi per lui. Nel Marzo 2020 queste due categorie di pazienti ammontavano a 35.227 persone di cui la stragrande maggioranza coltivava per se stesso [dati healthcanada.ca].

Questa persona non deve avere precedenti penali e al momento può coltivare al massimo per due pazienti.

La legge non regola questa relazione, bisogna solo informare che la tal persona è stata designata da un paziente autorizzato a coltivare, comunicare dove si coltiverà e quante piante si produrranno.

Nel giro di 7 settimane circa, si riceve un certificato di autorizzazione alla produzione, in caso di controllo, e dopo aver comprato le talee o i semi presso i Licensed Producers (LP) che le vendono, si può cominciare a coltivare.

Fino al raccolto è possibile acquistare cannabis dai produttori autorizzati che hanno fornito il materiale vegetale per la coltivazione domestica. Sul sito di Health Canada [N.d.r. Ministero della Salute canadese] esiste un convertitore da
i grammi prescritti dal medico alle piante da coltivare a seconda che siano outdoor, indoor o in un sistema misto e affidandosi a questo strumento si può regolare la produzione in conformità con la richiesta del medico.

Per un periodo il Governo aveva proibito di coltivare cannabis ai pazienti, ma per fortuna la Corte Federale si è schierata dalla nostra parte e sono stati costretti a reinserire quest’opportunità nella legge attuale.

Fra paziente e coltivatore, dicevo, esiste un accordo che non è regolato dalla legge, il coltivatore può dare cannabis gratuitamente o farla pagare, dipende da caso a caso.

Probabilmente questa mancanza di regolamentazione è stata voluta per tutelare maggiormente i pazienti che si rivolgono a Licensed Producers, in quanto in quel caso si conosce tutto sulla cannabis consumata e non ci sono incidenti di percorso, come può succedere invece con un coltivatore conto terzi che magari può darti una cannabis non di qualità o di una qualità differente a quella della quale hai bisogno.

Certamente il discorso prezzo è incisivo; infatti la cannabis più cara è quella comprata tramite i produttori autorizzati (LP), mentre quella meno cara è quella auto prodotta e, se si considera che sono pochissimi i pazienti che riescono ad avere questa terapia coperta dall’assicurazione, si può ben comprendere perché anche l’auto coltivazione o la coltivazione conto terzi sia tanto sviluppata.

Con la spesa di circa 150/200 dollari comunque, nel caso di essere un paziente-coltivatore o nel caso qualcuno coltivi per me, posso rivolgermi ai laboratori che testano anche la cannabis prodotta dai Licensed Producers per far eseguire un test base dei cannabinoidi contenuti. Spendendo di più posso anche analizzare la potenza, i terpeni, la presenza di pesticidi o metalli pesanti.

Nel mio caso posso ritenermi fortunato, dopo una battaglia di 8 mesi infatti, l’assicurazione dell’Unione degli Studenti ha deciso di coprirmi le spese per la cannabis, anche perché grazie ad essa riesco ad avere una vita scolastica normale, ma normalmente si riserva di decidere sulla copertura assicurativa sulla base di ogni singolo caso.

Personalmente consumo cannabis con alto CBD e basso THC attraverso il vaporizzatore, con gli estratti o tramite capsule da ingerire. L’associazione canadese dei medici è contraria alla prescrizione di cannabis perché non è una medicina approvata seguendo i paradigmi del percorso di approvazione che seguono tutti gli altri farmaci e perché mancano ancora studi clinici su larga scala.

I futuri medici non studiano le potenzialità della cannabis alle Università e credo che attualmente solo un 10% di loro prescriva concretamente questa terapia. Nonostante tutto, al momento in Canada ci sono più di 300.000 pazienti che si curano con la canapa e la tendenza è di crescita.

Il Governo federale ha più volte dichiarato di voler legalizzare completamente la cannabis ed ha dato il mandato ad una task force di cercare il sistema migliore ed il contesto legislativo più appropriato per procedere in questa direzione. Il report della task force è stato diramato lo scorso dicembre 2016 e dal mio punto di vista, come paziente, devo dire che sono felice che per i prossimi 5 anni l’accesso dal punto di vista medico rimarrà inalterato così
com’è oggi.

Io sono orgoglioso di come il mio paese ha regolato l’accesso alla canapa per motivi medici, quindi, nonostante sia favorevole alla legalizzazione, perché nel 2017 tutti sanno che il proibizionismo ha fallito e che è uno scandalo continuare ad arrestare ingiustamente persone, ho un po’ di timore come paziente che la nascita di un mercato extra medico possa spostare l’attenzione verso le logiche di un mercato differente.

Se la legalizzazione servirà a dare maggiore stimolo per la ricerca medica ben venga, ma se invece sostituirà le priorità di noi malati con quelle del mercato, beh allora mi tengo tutta la vita il sistema attuale.

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