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Parola agli esperti e ricercatori

Perché titolare la cannabis? Intervista al Dott. Marco Ternelli

Titolare la cannabis

Il farmacista Dott. Marco Ternelli nel 2018 ha seguito più di 4.000 pazienti. In questa intervista ci spiega perché è fondamentale titolare la cannabis.

Titolare la cannabis

I medici prescrivono genericamente un determinato quantitativo di cannabis con una determinato equilibrio fra i cannabinoidi. Ritiene questa procedura efficace rispetto al tema della titolazione/determinazione dei cannabinoidi?

Questo è il paradosso della prescrizione nel senso che il medico nel momento in cui dice al farmacista di prendere il fiore e di fare l’olio con una determinata metodica, può solo ipotizzare, se propriamente informato, quale sia la titolazione che risulterà dalla preparazione dell’olio. Il medico ha una presunzione del dosaggio nel senso che la concentrazione di THC:CBD contenuta nell’estratto indicativamente è in base al tipo di genetica prescritta e al metodo utilizzato.

Ma se il medico non sa ancora quanti cannabinoidi effettivamente assumerà il suo paziente la sua ricetta non è solo parziale?

Questo viene in parte risolto a posteriori grazie alla titolazione del farmacista, obbligatoria per leggi in ogni singola preparazione e in seguito alla quale, il medico ricalibra, confermando, diminuendo o aumentando la posologia prescritta. Il medico si basa sull’assunto che il paziente si reca sempre dalla stessa farmacia e che il farmacista lavora sempre con la stessa procedura. Nella maggioranza dei casi invece viene effettuata una titolazione “ sul paziente” più empirica e cioè il medico comincia con una bassa dose standard e poi in seguito alle risposte del paziente sia come effetti collaterali, sia come effetti sulla patologia si comincia ad incrementare la dose.

D’altra parte l’infiorescenza è anche soggetta ad una sua naturale variabilità da lotto a lotto, per esempio nel lotto di agosto 2017 nella cannabis FM2, il CBD era titolato circa l’11,3%, mentre nel lotto dei primi di gennaio 2018 era titolato a 8,4%, stesso discorso anche per la Bedrocan, dove il THC a volte è del 19,8% mentre quello che è appena arrivato è del 23,2%.

La vera criticità però riguarda il decotto che viene riportato come principale metodica di somministrazione prevista dal DM 9/11/2015 e che non è soggetto a titolazione perché i pazienti se lo fanno in casa e nessuno può sapere cosa effettivamente il paziente stia consumando.

Come migliorare?

Il farmacista, una volta fatta la titolazione, dovrebbe ricalcolare in etichetta la corrispondenza fra gocce e contenuto in cannabinoidi. Il punto debole però è che per adottare questa soluzione il medico dovrebbe prescrivere in termini assoluti i cannabinoidi che vuole vengano assunti dal paziente. E nessuno lavora in questa maniera.

Quello che si potrebbe auspicare è che una metodica ufficiale di titolazione, alla quale il medico possa riferirsi, venga prevista nella. Quello che invece è più probabile è che siano i militari a produrre un olio con una loro metodologia e titolazione e che poi venga distribuito alle farmacie. In questo modo si tenderebbe a ridurre le differenze fra le stesse, almeno fra quelle che non dispongono di macchinari per titolare.

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