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Parola agli esperti e ricercatori

Perché titolare la cannabis terapeutica? Intervista al Dott. Marco Bertolotto

titolare la cannabis terapeutica

Cosa significa titolare la cannabis terapeutica e perché è un passaggio fondamentale nella prescrizione di questo medicamento?

Prescrivere la cannabis terapeutica

Quando prescrive cannabis, lei seleziona una certa qualità con una certo ratio di cannabinoidi e ne prescrive una determinata quantità. In questo caso chi esegue la titolazione per capire quanto principio attivo viene effettivamente consumato secondo le tue indicazioni?

Il medico prescrive senza sapere la titolazione, che viene fatta dopo che il medico ha prescritto l’olio, indicando la posologia nella prescrizione. Poi, seguendo il paziente, il medico corregge il dosaggio valutando la sintomatologia e la titolazione chimica.

Quindi è il farmacista ai cui spetta titolare la cannabis terapeutica?

Si è il farmacista che deve fare la titolazione dopo aver fatto l’olio su mia prescrizione. Io dico al farmacista come fare l’olio di cannabis galenico e lui lo realizza.

E con le infiorescenze stessa procedura?

No, le infiorescenze vengono già vendute con una nota concentrazione di cannabis, mentre l’olio va esaminato perché il medico deve sapere quanto THC è stato estratto nella procedura. Le concentrazioni possono variare molto da un farmacista all’altro, dipende da quanto lo scaldano e a quale temperatura. Non c’è una metodica validata, unica per tutti, ognuno applica la sua.

L’importanza di una metodica condivisa per ottenere risultati standardizzati

Ma il fatto che non esista una metodologia omogenea non comporta una maggiore difficoltà per voi medici sia nel caso doveste affidarvi ad un altro farmacista, sia per poter ottenere dei dati spendibili proprio perché basati su procedure sempre standard da parte di chi titola?

E’un problema quotidiano, l’esperienza del medico è fondamentale. Troppi medici affrontano il tema cannabis come se fosse un medicamento classico.

Ma così facendo non si riuscirà mai a sistematizzare uno studio di largo respiro su base nazionale se ognuno titola a modo suo..

Non è possibile fino a quando non diventerà un farmaco. Allora saranno possibili studi randomizzati. Oggi il medico è solo con la sua arte e la sua esperienza che fanno la differenza per il paziente.

Ma se si obbligassero almeno tutti i farmacisti del SSN a titolare in maniera omogenea non sarebbe un bel passo avanti per poter offrire dati standardizzati almeno sotto questo profilo?

Non esiste un metodo di preparazione condiviso e standardizzato. Siamo agli albori di una scienza.

 

 

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1 commento

  • Togni Cristiano

    27/12/2019 08:41

    Sono favorevole all'uso della cannabis di tipo farmacologico terapeutico. Purtroppo finora non ho mai avuto la fortuna di trovare un medico che me la prescrivesse. Il mio medico attuale di base dice per altro che se ne trovassi uno che mi ritenesse idoneo per un beneficio della suddetta, non mi farebbe mai la ricetta per motivi puramente di tempo, in quanto la ricetta richiede vari passaggi quindi spreco di tempo per lui. Ma per questo basterebbe cambiare medico, anche se di lui ho stima e lo ritengo un buon medico sotto molti punto di vista. Anni d'antidepressivi di vario tipo Prozac ecc... ne ho provati in quantità discreta, ma senza mai avere risultati accettabili per un sano equilibrio mentale e quella serenità per la quale una persona dovrebbe avere a disposizione già di natura propria per una mente serenamente libera da retaggi ahimè indissolvibili di tipo depressivo nonché diretto maniacale di un senso di bisogno del buco che ti prende e non ti lascia finché non passi fatto. Solo dopo anni di non assunzione di stupefacenti ho trovato un equilibrio mentale tale da non provare più quell'inquietante e persistente senso di bisogno ossessivo di bucarmi, perso da poco più di un anno però per motivi non certo cercati da me. C'è da dire che ho subito una necrosi al ginocchio destro che spesso mi fa assumere quantità indicibili di Brufen da 800 mg per tre volte al di. Ho anche una protesi all'anca sinistra riconducibile al mio sbagliato modo di vivere le droghe come anestetico e anche lì sono dolori anche se meno inquietanti di prima, tenendo conto che sono oramai più di 15 anni che ho sfinito l'intervento da un bravissimo specialista di Brescia al (Clinica Santana) ortopedico Sig. Marega con cui ho avuto una buona esperienza e ancora ora se necessito mi rivede su appuntamento. Vengo al termine dicendo che spero si possa arrivare a un adeguato metodo di terapia ora in avanti, lo dico in quanto spesso ho trovato nella cannabis un alleato formidabile.