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Walter De Benedetto: il ruolo della cannabis nell’artrite reumatoide

 

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Walter de Benedetto soffre di artrite reumatoide. Nel corso degli anni è stato curato con innumerevoli farmaci senza risultati e con effetti collaterali spesso molto negativi. Grazie al ruolo della cannabis nell’artrite reumatoide ed alla sua forza di volontà, Walter riesce a condurre un’esistenza più serena.

Mi chiamo Walter De Benedetto, ho 49 anni vivo ad Arezzo, e sino al 2014 lavoravo all’ASL.

A quindici anni e mezzo, dopo tre mesi di febbre persistente a quaranta, vomito e rigidità muscolare mi venne diagnosticata una “probabile” artrite reumatoide. Premetto che fino a quel momento non mi ero mai ammalato e che praticavo numerosi sport a livello agonistico tra cui judo e rugby.

L’artrite reumatoide è un cancro della sinovia (il liquido extracellulare contenuto in piccole quantità nelle cavità articolari che serve da lubrificante per le articolazioni e delle cartilagini articolari), una malattia rara e di conseguenza le case farmaceutiche non sono spinte a fare ricerca perché gli introiti sarebbero estremamente bassi.

Le cure tradizionali e gli effetti collaterali

Fino alla fine degli anni novanta la cura di base era “empirica”: sali d’oro e potentissimi antimalarici come il Plaquenil . Su di me però non avevano nessun effetto. Il Plaquenil mi intossicava il fegato e i sali d’oro credo adesso non li producano nemmeno più.

In 24 anni sono stato ricoverato per 2-3 mesi a volta per più volte l’anno. Avrei voluto una vita migliore con meno dolore per i miei cari. La mia dignità l’hanno calpestata troppe volte, ero un numero: il 14. Mi dovevo guardare dai medici e dagli infermieri. Sapete cosa vuol dire 8 anni e mezzo rinchiuso in ospedale mentre vedi i tuoi amati genitori logorarsi e ammalare?

Ho provato diverse cure tra cui la chemio e gli immunosoppressori come il Metotrexade e l’Endoxen, visto che in teoria, distruggere il sistema immunitario avrebbe dovuto aiutarmi, ma non era così. Gli effetti collaterali erano tremendi: malessere generale, niente energia, vomito, la cura la facevo il sabato e non mi riprendevo per 3 giorni.

Non mangiavo bene, non dormivo, anche negli occhi sentivo una strana secchezza e il sapore dell’Endoxen era ovunque. Le vene intanto si bruciavano per colpa delle infusioni  endovenose, ne avevo due solo sulla mano. E poi dopo ogni infusione i boli cortisonici che chiudevano ogni ciclo.

Provate voi a dormire con 1000 mg di cortisone in vena. Nel frattempo poi, il cortisone ti uccide: logora le articolazioni, incrementa l’osteoporosi, devasta lo stomaco e atrofizza la ghiandola cortisoide, rendendola inutilizzabile e così ne diventi dipendente.

Fino alla prima prescrizione di cannabis, praticamente per tutta la vita, dai 15 anni e mezzo sino al 2011-2012, ne ho preso 6 mg al giorno più un paio di Voltaren a colazione.

Stavo morendo di “cure” prima che della malattia.

Dopo 7 viaggi in America importavo legalmente la prima cura “seria” di base per l’artrite reumatoide chiamata Enbrel, una fiala costava 400.000 lire, ne facevo una a settimana e, mentre oggi la passano gratuitamente, era tutto pagato con i miei soldi. L’Enbrel era un immunosoppressore mirato e non totale e mi dette dei minimi risultati: il problema era che il mio sistema immunitario, dopo 2 anni di cura, si abituava e ricominciava ad aggredire la sinovia, invalidandomi.

Quando i soldi finirono, decisero di passarmi questa nuova cura, ma essendo la mia malattia una forma aggressiva, presa nei primi anni ottanta, quasi tutte le articolazioni erano state gravemente compromesse: basti pensare che ho protesi alle ginocchia ed alle anche, oltre che alle mani e ho subito 18 interventi invasivi che mi hanno rubato otto anni e mezzo della mia vita.

Il ruolo della cannabis nell’artrite reumatoide 

cannabis artrite reumatoideVenni a conoscenza delle capacità della canapa di lenire alcuni dolori e dopo averla provata clandestinamente, mi accorsi di come i dolori diminuissero notevolmente e di quanto mi facilitasse nell’addormentarmi in difficilissime posizioni carpiate antalgiche.

Quando mi sdraio infatti, certe articolazioni continuano a farmi molto male, il dolore di cui parlo e un tipo di dolore che mi ha portato ad assumere morfina, il Durogesic , tramite il centro antalgico.

Purtroppo la morfina oltre che farti fare raramente e con fatica delle micro deiezioni che sembrano pietre, al contempo ovatta spirito, anima e mente, agisce poco sul dolore e si diviene presto assuefatti alche si deve alzare il dosaggio e dopo 4 anni ero divenuto una larva.

Mi accorsi dal mio deperimento, 42 kg, che la morte era vicina.

Incominciai a studiare in maniera seria la cannabis e iniziai anche a leggere e tradurre a fatica testi scientifici in inglese sulla cannabis medica. Cominciai a studiare il THC e il CBD e la sua forte azione contro le citochine. Dopo aver fatto cento domande, brutte figure, essere stato deriso e apostrofato come tossico, a partire dal 2011-2012 mi prescrissero il Bedrocan, un farmaco a base di infiorescenze di cannabis. Grazie al ruolo della cannabis nell’artrite reumatoide, dopo tre mesi avevo già tolto la morfina (il mio dottore aveva detto di scalarla entro sei otto mesi, ma io sentivo forti benefici e lo ascoltato solo in parte).

Nella fase finale, la mia malattia inizia a colpire gli organi ed il famoso polmone reumatoide, degenerazione fibrosa del polmone dovuta alla mia malattia verso lo stadio finale, sembrava giovarne.

Quando sto molto male mangio i biscotti, se invece voglio un effetto immediato ma breve sul dolore (che passa dopo due tre ore) due o tre pipe ad acqua possono andare bene: grazie alla cannabis e grazie ad un’alimentazione sana, la malattia è andata in quiescenza per diversi anni e non era mai capitato.

Adesso mi chiedo: se non fossi stato portato per i bonsai fin da bambino, come avrei potuto coltivare alcune varietà di canapa adatte alla mia malattia? E se me le avessero trovate, che facevano arrestavano anche mia mamma, come con Aldo Bianzino [N.d.r. ragazzo morto in carcere nel 2007 in seguito ad un arresto per coltivazione di canapa]? Secondo voi chi soffre da morfina può attendere 6 mesi? Questo era il tempo per avere il farmaco legalmente quando lo si importava [Ndr. Queste parole vennero raccolte nel 2013 quando la distribuzione di cannabis in farmacia non era ancora prevista].

Ora mi chiedo, cosa deve fare un genitore o un parente in questa situazione? Spaccio, si chiama così il cedere a terzi canapa anche gratis e non importa se a scopo caritatevole. Per concludere, il farmaco, lo potrei anche produrre io, o un parente, senza danneggiare la sanità, ma mi darebbero coltivazione, con pene uguali allo stupro [Ndr. Quando queste parole vennero raccolte nel 2013 era ancora in vigore la Legge Fini-Giovanardi che puniva da 6 a 20 anni questo tipo di condotte].

Le difficoltà per accedere alla cannabis e la necessità di auto produrre

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Sino a qualche anno fa, diciamo fino al 2013, la burocrazia impiegava esattamente 6 mesi per autorizzare l’importazione. Una volta al mese andavo nella farmacia dell’ospedale e mi davano 6 confezioni da 5 g. Mi avevano prescritto 1 g al giorno che ha mi pagava il Servizio Sanitario regionale.

Ma durante i sei mesi che attendevo autorizzazione e l’arrivo del farmaco se non me lo auto producevo, chi mi aiutava? Lo sapevano tutti che per garantire la continuità terapeutica in quei 6 mesi ti toccava andare al mercato nero o auto produrre.

Oggi come oggi la mia cura si differenzia su due livelli: quello di base e quello sintomatico.

A livello di terapia di base prendo un farmaco chiamato Simponi che costa 1.960 euro per una puntura di 1 cc al mese, mentre a livello sintomatico prendo il Bedrocan che costa al servizio pubblico sanitario circa 1.200 euro al mese.

Attualmente, avendo una compressione midollare di 1,20 cm al collo, che sta degenerando avrei bisogno di un ulteriore grammo rispetto al grammo prescrittomi. Sto soffrendo giorno dopo giorno e ho dovuto pure fare un processo per un etto d’erba che mi cura solo un mese. Per fortuna mi hanno assolto pienamente perché il fatto non sussiste, visto che non sono riusciti a dimostrare che io spacciassi, essendo incensurato, con un lavoro e non avendo trovato bilance, il PM era anche a conoscenza del fatto che la ASL mi dava le infiorescenze e che ne avevo chiesto l’aumento.

Se le cose vanno avanti così, mi sono stufato, non sapete cosa vuol dire dover fare l’elemosina per essere curato.

A volte penso di fare lo sciopero delle medicine che per me, essendo dipendente da cortisone, sarebbe letale in 3 giorni. E’ l’unica soluzione che ho in mente quando la rabbia diventa troppo grande per ragionare.

In questi ultimi anni sono andato avanti, probabilmente grazie al ruolo della cannabis nell’artrite reumatoide, la malattia si è arrestata, si è praticamente fermata. Soffro di problemi di natura meccanica alle protesi che dopo 25 anni avrei dovuto cambiare, ma siccome, a causa di 25 anni di somministrazione scellerata di cortisone, ho sviluppato un’osteoporosi storica che non mi permette di essere nelle condizioni ottimali per operare anche le ginocchia, al momento non riesco più a camminare.

Ho continuato ad assumere cannabis quotidianamente tramite l’estrazione dell’olio, con una media di 1 g / 1 grammo e mezzo al giorno. L’estrazione la faccio io con alcol. Però ci sono anche giorni che non assumo nulla e altri che invece ho bisogno di 3 grammi. Questo dovrebbe far riflettere. Siccome per ottenere l’olio serve una grande quantità di materia vegetale e con il solo Bedrocan non potrei assicurarmi una certa continuità.

Ho coltivato sempre alcune piante, questo anche perché io credo che il Bedrocan vada bene per moltissime patologie, ma in fondo esista uno strain appropriato per ciascuno di noi. Voglio dire che non esiste una canapa terapeutica, ma per ciascuno di noi può essere più indicata un’Indica, una Sativa o una Sativa tendente Indica.

A me ad esempio niente mi manda a dormire come una Indica, uno strain chiamato Kosher Kush.

Rispetto al rapporto con i medici non è cambiato molto se prima avevo la sensazione di fare l’elemosina per ottenere la cannabis ancora oggi,  nonostante in Toscana l’atteggiamento è cambiato in meglio, mi sento come un animale raro perché i medici ancora non hanno ben focalizzato come la cannabis possa aiutare a vivere meglio chi soffre di alcune patologie e in particolare nel mio caso.

E’ estremamente triste che in Italia in alcune regioni ci si possa curare ed in altre invece sia ancora un problema, che in alcune strutture ti guardino come il paladino della libertà, della speranza e della nuova medicina, mentre in altre ti debba nascondere e vergognare come se stessi usando la medicina degli stregoni. I medici e gli infermieri hanno ancora paura di esporsi.

E’ surreale davvero che in un paese dove il nostro dove la sanità dovrebbe rappresentare il nostro orgoglio, ci si perda sulle proprietà mediche di una piantina come la cannabis.

Nel 2019 Walter De Benedetto sale sulla cronaca nazionale perché un suo amico viene arrestato con l’accusa di spaccio. La colpa di questo ragazzo era quella di innaffiare le piante di cannabis che Walter coltivava per il suo uso personale terapeutico.

In quel periodo grazie al clamore mediatico suscitato dall’arresto dell’amico, Walter riesce ad ottenere 2 grammi al giorno di Bedrocan, mutuati dalla Regione Toscana.

A Settembre 2020 Walter De Benedetto è indagato per coltivazione in concorso di sostanze stupefacenti in merito alla vicenda dell’anno precedente. Le parole di Walter raccontano con chiarezza il punto di vista di chi, invece di essere sostenuto dallo Stato, viene a subirne un inspiegabile accanimento:

Al momento ho diritto a 2 grammi di Bedrocan al giorno pagati dallo Stato più, di tasca mia, compro altri 30 grammi di cannabis canadese. Ma 90 grammi al mese non mi bastano per farmi l’olio di cannabis che con alte concentrazioni dei principi attivi, mi aiutava a raggiungere un po’ di sollievo. Per questo motivo ho coltivato le piante perché quello che lo Stato mi garantisce non mi basta.

Mi chiedono come mi sento dopo aver ricevuto la comunicazione di essere indagato per coltivazione di cannabis. Francamente sento amarezza, ma nonostante tutto continuo a fidarmi della magistratura e del buonsenso. Io ho un’altra guerra da combattere e questo nessuno lo capisce. I miei non sono nemmeno più dolori, ma una vera agonia. Il mio problema è la compressione midollare che dal collo sparge la sofferenza in tutto il corpo. Sono stanco di questa guerra, ho la febbre costantemente, sto perdendo la sensibilità al viso, sento come i ragni che mi camminano sulla faccia e mi gratto a sangue. Soffro di bruciore e di scosse elettriche che dalla testa mi arrivano sino al braccio destro. Sono costretto ad utilizzare gli oppiacei. Sembro un sopravvissuto ad Auschwitz, peso 42 chili. Non ho più grasso e vado in ipotermia la mattina quando mi lavano e adesso fa ancora caldo. Mi devo preparare per l’inverno adesso.

 

Walter de Benedetto

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