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Morbo di CrohnTestimonianze

Emanuele Patrizi: curare il morbo di Crohn con cannabis

Mi chiamo Emanuele Patrizi ho 28 anni e sto vicino a Massa. A causa della mia patologia mi è stata riconosciuta l’invalidità al 46%. Ricordo di aver avuto i primi mal di pancia ai tempi della scuola media, ma il dottore di famiglia diagnosticandola come semplice colite nervosa, ne attribuiva le cause allo stress scolastico.

L’adolescenza in cerca di normalità e la diagnosi

Durante il primo anno di istituto tecnico industriale sentivo che i sintomi rimanevano invariati, avevo coliche pressoché quotidiane e mi convinsi anche io di essere malato per colpa della scuola. Facevo delle lunghe assenze e vedevo che senza i carichi di stress scolastici mi sentivo meglio. Nel 2006 decisi di lasciare definitivamente la scuola prima di Natale. Le mie condizioni migliorarono. Nell’agosto del 2007, ero in vacanza in Sicilia con i genitori e mentre stavo prendendo il traghetto per rientrare al nord, senza sintomi pregressi, mi venne una febbre allucinante e mi trovai costretto a imbarcarmi in quello stato.
Al termine della traversata la febbre era sparita, ma con mia sorpresa non riuscivo più a sedermi. Credevamo fossero emorroidi. Tornato a casa, qualche giorno dopo, andai dal medico che mi spiegò non trattarsi di emorroidi, ma di un ascesso perianale da far spurgare con un’operazione.
Evidentemente fu l’ascesso a causarmi la febbre. Seguii una cura antibiotica per fare passare l’ascesso, che in effetti rientrò, ma solo per ritornare in maniera peggiore nel mese di ottobre. Continuando così la terapia antibiotica, l’ascesso sparì per poi ritornare sul finire dell’anno con un dolore sempre più insopportabile.
In aggiunta mi resi conto di una strana sensazione: quando emettevo delle flautolenze, l’aria emessa sembrava non uscisse solo dal canale rettale, ma sembrava passasse anche sotto pelle.
I medici effettivamente, durante l’intervento, videro che si trattava di una fistola che gonfiava l’ascesso con il passaggio dell’aria. Il medico decise di operarmi. Mi operai a metà dicembre e durante l’operazione, che in partenza doveva consistere in un’incisione dell’ascesso, notando la fistola, decisero d’intervenire applicando un setone che tramite successive medicazioni avrebbe dovuto recidere la stessa fistola (intervenendo con il bisturi c’era il rischio di ledere lo sfintere). Rimasi ricoverato in ospedale una settimana. Durante questa settimana si cominciò con le medicazioni per tagliare la fistola con il setone, ma successe un imprevisto: il setone si ruppe. Così mi fecero un’anestesia locale nella ferita appena operata (un dolore lancinante), inserendo un filo di ferro nella fistola con l’obbiettivo di far uscire il nuovo setone. Dopo qualche giorno mi dimisero.
Tornai all’ospedale per le medicazioni e dopo 6 volte finalmente il setone riesce a recidere la fistola.

Verso la diagnosi di morbo di Crohn e le conseguenti terapie

Nonostante le mie domande ed i nostri interrogativi nessuno pensò ad eseguire degli esami specifici, eppure la fistola è il primo sintomo del morbo di Crohn. Il 31 dicembre del 2007, ancora con la ferita aperta, mi imbarcai da Civitavecchia per tornare in Sicilia e ancora a giugno del 2008 la ferita non si era ancora rimarginata completamente. Andai in ospedale dove mi diedero del cicatrizzante e questo, forse unito ai bagni nel mare, fece si che durante l’estate la ferita si chiudesse. Rientrato al nord, per due anni dal 2008 al 2010 notai frequentemente che andavo male in bagno, spesso e con feci non formate, i mal di pancia continuavano, ma credetti fossero le conseguenze dell’operazione subita.
Nel 2010 andai dal medico di famiglia che facendo 2 più 2 mi diagnosticò per la prima volta il morbo di Crohn. Mi eseguirono degli accertamenti in gastroenterologia, colonscopia ed esame istologico, ed in effetti il responso fu quello. Mi prescrissero subito l’Humira (punture sottocutanee in pancia) da eseguire una ogni due settimane. A marzo del 2012 eseguii una colonscopia di accertamento ed effettivamente la malattia restava attiva in alcuni punti, mentre in altri c’erano delle ex ulcere cicatrizzate. Siccome avevo cominciato a fare le punture con irregolarità e siccome era estate e non mi facevo gli esami del sangue, proprio nell’estate del 2012, decisi di interrompere la terapia.
Nel settembre 2012 feci gli esami del sangue e il medico mi prescrisse il Rafton, un cortisonico blando, tre pasticche al giorno dopo i pasti. Da una parte ammetto di non avere seguito la cura con le tempistiche prestabilite, ma dall’altra devo sottolineare che questo farmaco mi causava mal di testa, mal di ossa e un generale malessere così, di mia volontà, lo sospesi senza consultare il medico e notai sparire gli effetti collaterali.

Curare il morbo di Crohn con cannabis

Il mio rapporto con la canapa nacque in Sicilia nell’estate del 2006 a 15 anni, dove fumai la mia prima canna poi, una volta tornato al nord, una sera con dei ragazzi che coltivavano canapa, ci mettemmo a fumare in compagnia.
In quei tempi fumavo saltuariamente, solo quando capitava. Il morbo di Crohn mi è stato diagnosticato nel 2010 ed io, pensando retrospettivamente agli anni passati a partire dal mio intervento del 2007, ho iniziato a pensare che il fatto di fumare canapa avesse svolto un ruolo positivo nel decorso della malattia. Faccio un esempio: l’ascesso mi venne quando non mi era capitato di fumare per diversi mesi. Sarà un caso, ma ho sempre pensato che grazie alla canapa dal 2005 al 2007 mi ero tenuto “buona” la malattia.
Da quasi 10 anni a questa parte fumo regolarmente, per curare il morbo di Crohn con cannabis, e vedo che nonostante la mia malattia sia in uno stato abbastanza leggero e nonostante abbia interrotto ogni terapia, sono sicuro che la stia mantenendo “buona” grazie alla canapa che assumo. Quando fumo canapa di qualità vado in bagno più regolarmente e con feci più compatte, i mal di pancia si attenuano molto e non ho dolori reumatici, visto che il morbo mi ha causato anche un’artrite reumatoide.Ho provato parecchie volte a parlare dei benefici della canapa ai medici che mi seguono, ma nessuno di loro mi ha voluto prendere in considerazione e quindi, senza una prescrizione medica, non posso seguire il canale di importazione legale.

Curare il morbo di Crohn con cannabis: l’auto produzione

Così, dato che il proibizionismo in Italia non ti lascia scelta, per curarmi ho scelto la strada dell’auto produzione, al mercato nero infatti trovi solo hashish di pessima qualità che non ha nessun effetto sulla mia malattia. Fra le altre cose non sono sicuro che la canapa rientri fra i farmaci importabili per la mia patologia e così, volente o nolente, sono costretto a rischiare in prima persona la galera per una sostanza che mi fa bene e che non considero, anche se fossi sano, una sostanza talmente proibita, che la sua coltivazione possa configurare un reato.
Dal 2011 al 2013 ho coltivato 5 cicli di cultura indoor, sperimentando varie genetiche. Quelle per mia esperienza più utili a darmi dei benefici medici sono state una Super Skunk * Norhern light e una Northern light * Afghan, entrambe mi hanno dato dei benefici molto accentuati. Ho tutt’ora la sensazione che le medicine tradizionali previste per la mia patologia mi avvelenino invece di aiutarmi, quindi le prendo saltuariamente e, anche se sull’infiammazione effettivamente fanno il loro dovere, mi lasciano strascichi eccessivi per quel che riguarda la stanchezza.
Consumo quotidianamente circa 5 grammi di cannabis a seconda della disponibilità e voglio sottolineare che il fattore terapeutico è venuto successivamente a me, infatti, è sempre piaciuto fumare.
Negli ultimi anni non ho mai smesso di coltivare e al contrario mi sono dato molto da fare. Le mie ultime 3 coltivazioni prevedevano 3 lampade HPS da 400 W per la fioritura, una lampada da 250 W per la fase vegetativa e una zona con i neon per fare crescere le talee. Ho sempre utilizzato concimi biologici e negli ultimi anni, sopratutto, sono sempre stato molto soddisfatto della qualità riuscita a produrre, soprattutto pensando ad alcuni ceppi ibridi a maggioranza Indica come la Masterkush di Humboldt Seeds che mi ha dato un piacevole effetto a livello fisico e mentale.
Nel 2016 mi ero informato per ottenere una prescrizione per curare il morbo di Crohn cannabis, ne ho parlato con il medico di base e con un gastroenterologo, che mi hanno sempre seguito, purtroppo però entrambi si sono dimostrati contrari e non hanno voluto prescrivermi la visita specialistica per la terapia del dolore. Non ho potuto quindi essere visitato dal Dott. Bertolotto che avevo comunque sentito in precedenza e che mi aveva assicurato che per le mie patologie sarei rientrato di diritto nella prescrizione di cannabinoidi.

L’emigrazione in Spagna per curarsi con la cannabis

A maggio 2016 mi sono trasferito in Spagna dove ho seguito la produzione di due Social Club di Barcellona. In Spagna per noi pazienti la situazione è molto più semplice, ci sono moltissime associazioni, semi, estrazioni e possibilità di scegliere genetiche differenti. Diciamo che è incredibilmente più semplice garantirsi un accesso continuativo a cannabis di qualità e a buon prezzo. Ho abbandonato la coltivazione per le associazioni, che mi pagavano bene, ma in nero, sino a 2.500 euro netti mensili con alloggio e bollette pagate e adesso perseguo il progetto di mettermi in proprio in questo settore visto che la Spagna, da questo punto di vista offre molte possibilità.

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