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Dolore neuropaticoTestimonianze

Alfredo l’ex finanziere che cura il dolore cronico con la cannabis

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Alfredo cura con successo il dolore cronico con la cannabis. Dopo anni di sofferenze dovute ai dolori ed agli effetti collaterali degli oppiacei, oggi, con due grammi di cannabis terapeutica al giorno, questo ex finanziere si è riappropriato della propria vita.

Mi chiamo Alfredo Ossino ho 56 anni e sono un ex Maresciallo capo della Guardia di Finanza, in congedo dal 2007 per cause di servizio. Come finanziere, per oltre 25 anni, ho lavorato in attività operative in borghese e con questo lavoro ho girato tutta Italia. Negli anni novanta, dopo 5 anni di anti contrabbando a Napoli, ho lavorato per un paio d’anni al Gruppo operativo anti droga di Roma.

Le cause del congedo sono state due: la  spondilosi disco artrosi dorsale, lombare e sacrale e la marcata incidenza funzionale al livello cervicale. Per mancata incidenza intendo che le ernie che mi erano insorte lavorando erano di natura tale da comprimermi il midollo spinale fino a provocare parestesie, un’alterazione della sensibilità negli arti superiori, soprattutto al braccio destro. A queste parestesie si andavano a sommare forti dolori cronici e, siccome dalla cervicale passano anche nervature molto delicate che controllano diverse funzioni corporali, nel mio caso, la situazione si ripercuoteva negativamente sul controllo della defecazione.

Dolore cronico e terapia a base di oppiacei

I dolori cronici sono cominciati nel 2006. Nel luglio del 2007 sono stato congedato passando così, dal servizio operativo ad essere costretto a letto. Mi alzavo dal letto con i dolori e, nonostante venissi praticamente imbottito di oppiacei, la sera andavo a dormire con gli stessi dolori ai quali, però, si aggiungevano anche i pessimi effetti collaterali degli oppiacei.

Dal 2007 al 2013, ho testato la totale inefficienza degli oppiacei per controllare il dolore neuropatico. Questo trattamento mi ha impedito qualsiasi tipo di attività motoria, precludendomi ogni speranza in una vita migliore.

Mi avevano prescritto anche la morfina orale, ma non mi faceva assolutamente effetto: il dolore non svaniva, mentre gli effetti negativi della morfina come acidità, nervosismo, mancanza di lucidità, insonnia, gastrite e depressione generale si sentivano, eccome. Ho assunto anche Lyrica, Contramal, Voltaren con risultati nulli se non peggiorare il sistema gastrico ed il sistema nervoso centrale. Il fatto peggiore era che non riuscivo a svolgere nessuna attività motoria ed ero arrivato a raggiungere novanta chili, mentre il mio peso forma è di venti chili meno.

Tossivo sempre, avevo sempre la sensazione del vomito, sputavo muco nero e soffrivo di un dolore diffuso ed inimmaginabile.

Non riuscivo a fare quasi nulla. Mi resi conto che se non fosse cambiato qualcosa, presto sarei morto.

Nell’aprile 2013 ho provato con un intervento chirurgico, attraverso il quale mi sono state innestate alla cervicale due protesi in titanio per riequilibrare la stenosi midollare. L’intervento mi ha permesso di perdere le parestesie agli arti superiori e mi ha restituito il controllo delle funzioni corporali.dolore cronico cannabis

Nonostante l’intervento fosse stato un successo, tanto che ancora ringrazio l’ortopedico Dott. Tullio Claudio Russo, non riuscì nell’obbiettivo di attenuare significativamente i miei dolori e quindi, gli oppiacei che prendevo per il dolore avrebbero continuato a segnare quella che ormai era diventata una non vita.

Il dolore cronico e la cannabis come alternativa terapeutica

Avendole provate tutte, decisi di provare la cannabis i cui benefici nel trattamento del dolore cronico avevano cominciato ad incuriosirmi durante le ricerche che effettuavo online.

Nel 2015 ho ottenuto la mia prima prescrizione di cannabis per il dolore cronico, grazie a mia sorella, la Dott.ssa Anna Maria Ossino medico diabetologo, che mi prescrisse, con beneficio immediato, un grammo di cannabis al giorno. Se non ci fosse stata mia sorella sarebbe stato veramente difficile trovare un medico disposto a prescrivermi cannabis, perché la mancanza d’informazione per i medici di base è generalizzata. 

All’inizio, oltre alle spese di spedizione e consegna, cha ammontavano a circa 50 euro, in farmacia la cannabis terapeutica mi costava fra i 18 e 20 euro al grammo. Successivamente il prezzo è sceso a 10 euro al grammo. Posso comunque dire di aver speso una fortuna, e che oggi campo a stento, perché per tanti anni ho sopportato una spesa di circa 450 euro mensili a fronte di una pensione di 1.500 euro.

Per ottenere un piano terapeutico che mi permetta di ricevere la cannabis, senza sobbarcarmi la spesa, da Catania, dove risiedo, ma dove l’Azienda Sanitaria Provinciale non ha ancora attivato le dovute convenzioni con farmacie ospedaliere e private, sono dovuto migrare fuori provincia, presso l’Ospedale di Taormina, dove il Dott. Giuseppe Bova del Centro terapia del dolore, mi ha prescritto la cannabis.

Da febbraio 2021, per fortuna, ho un piano terapeutico a 6 mesi emesso da struttura pubblica e quindi a carico sul SSN. Ho una prescrizione per due grammi di cannabis al giorno, varietà Pedanios con THC al 22% per dolore cronico neuropatico.

Dico per fortuna, perché grazie alla cannabis posso pianamente affermare di essere tornato a vivere.

Riesco a fare, a piedi, trenta chilometri al giorno senza mai stancarmi. Peso sessantotto chili, mi sento in piena forma fisica, ho un fisico asciutto e forte, tanto che mi sentirei anche in grado di tornare in servizio.

Vi siete mai chiesti quanti euro costi allo Stato italiano il formare un Maresciallo Capo della Guardia di Finanza e congedarlo d’ufficio ad appena 43 anni di età? Tantissimi euro che pesano sulla comunità in tasse ed imposte e che non verranno mai recuperati. Oltre alla pensione a vita a decorrere dai 43 anni. Ecco, perché credo che in futuro la cannabis potrebbe rivoluzionare la visione dell’invalidità e di non idoneità al servizio all’interno della pubblica amministrazione.

Le terapie a base di cannabinoidi potrebbero dare allo Stato la possibilità di contenere i costi, riguardo i congedi per patologia del personale delle amministrazioni statali, funzionari che quando curati con gli oppiacei, non ricevono sostanziali miglioramenti, e quindi vanno congedati. Allo stesso tempo, vi sarebbero delle reali opportunità per alcuni funzionari, come per il mio caso personale, di rimanere in servizio con le adeguate cure.

Cannabis terapeutica legale ma introvabile

Considerando che sono stato congedato per cause di servizio, interrompendo una felice carriera militare e che con gli oppiacei stavo quasi morendo, mentre con la cannabis è ritornata la vita, mi rivolgo ai nostri legislatori chiedendo loro come dovrei comportarmi visto che la terapia prevista per Febbraio, tra le mille burocrazie possibili, è arrivata in farmacia con 22 giorni di ritardo.

La terapia di Marzo mi è stato consegnata solo a metà, 30 grammi al posto di 60 grammi ed è terminata il 22 del mese. Ancora non ho certezza di avere la fornitura di aprile, perché scarseggia il prodotto. Come posso risolvere questo problema?

Non mi curo e mi tengo il dolore o devo pensare a trovare delle soluzioni pratiche alternative?

Quanto costa allo Stato reprimere 1 grammo di cannabis con tutto quello che sta dietro questo sistema proibizionista? E’ una lotta ai mulini a vento, una lotta controproducente per tutta la comunità perché il costo dietro questi mini sequestri è enorme e ne so ben qualche cosa.

Tengo ancora a sottolineare come purtroppo esista una profonda emarginazione, dovuta dal pregiudizio, per chi si cura con la cannabis. Non ho parole per descrivere i sentimenti che provo.

Per 30 anni ho indossato la mia divisa da finanziere con rispetto e lealtà verso lo Stato italiano, un sentimento oggi ricambiato con l’indifferenza di chi potrebbe cambiare le cose.

Perché legalizzare la cannabis terapeutica per poi, di fatto, farla continuamente mancare alle farmacie ospedaliere o in convenzione? Allora è come non averla legalizzata.

Chi ha responsabilità politica in tutto questo deve solo vergognarsi.

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