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Cefalea ed emicrania

Simone convivere con la cefalea a grappolo grazie alla cannabis

cefalea a grappolo cannabisSimone soffre di cefalea a grappolo e la cannabis lo aiuta a convivere con i sintomi altamente invalidanti di questa patologia. La cannabis  permette a Simone di diminuire la frequenza e l’intensità degli attacchi.

Sono Simone Brusasco, ho 40 anni e dall’età di 13 anni soffro di un mal di testa fortissimo: la cefalea a grappolocluster headache – chiamata anche la cefalea del suicidio, perché i casi di morte per questa patologia sono tutti – ahimè – dei suicidi. Troppo forte il male da sopportare e per troppe ore durante la giornata.

Gli attacchi di cefalea possono essere più di sei al giorno ed ognuno può durare sino a tre ore, e così, nei periodi di fase acuta non riesco a svolgere nessuna attività fisica e tanto meno lavorativa.

Farmaci convenzionali ed effetti collaterali

Nel 2012, durante una visita al Carlo Besta di Milano mi prescrissero: Isoptin e Imigran.

L’Isoptin su di me non ha avuto alcun effetto benefico, i suoi effetti collaterali invece erano molteplici e primi tra tutti a livello del fegato che durante l’assunzione necessita di sorveglianza.

L’Imigran è un antidolorifico potente, non può essere somministrato per più di due volte al giorno e così si rischia di rimanere scoperto per gli altri attacchi durante la giornata.

Io lo assumevo in soluzione nasale e rispetto all’Isoptin è ancora più ricco di effetti collaterali: vertigini, sonnolenza, disturbi sensoriali, infarto, insufficienza renale e, per assurdo, dopo un mese di assunzione mi scatenava ancora più attacchi e così decisi di sospenderlo.

Abbiamo anche provato con il cortisone con zero effetti positivi.

L’alternativa terapeutica: cefalea a grappolo e cannabis

Da diversi anni, in molti Stati la mia patologia è in sperimentazione con sostanze “psichedeliche” come la marijuana che ha effetti miorilassanti e antinfiammatori e che ha più poteri di pilotare e diminuire la frequenza e l’intensità degli attacchi senza effetti collaterali.

Credo che chi soffre della mia patologia sappia bene quant’è importante che lo Stato prenda provvedimenti il prima possibile e non riduca il proprio popolo a dover compiere atti illegali per poter semplicemente provare a vivere.

Tutto ciò è umiliante e mi chiedo chi sia il vero criminale?

Chi ti impedisce di vivere o chi sceglie di curarsi? Sono riusciti a far credere che il criminale sia chi sceglie di curarsi, perché quelli come me, che consumano canapa e anche auto dichiarandosi consumatori a fini terapeutici sono costretti a vivere nella paura.

Senza prescrizione medica il paziente è abbandonato. L’arresto di Simone

Io li capisco perché se non tutelati da uno Stato che dice di avere la libertà di cura e di pensiero, il dolore e il male può indurre a fare qualsiasi gesto: conosco molte persone come me che hanno passato l’inferno.

Nel mio caso, all’inizio del 2011, anche tre giorni di carcere, dove ti senti privato di tutto, anche della tua dignità, non sai quando sarai di nuovo un’uomo libero e in 3 giorni la vita ti passa davanti. Tutto per 30 grammi di foglie risultate dopo le analisi 5 grammi di cannabis. Cinque grammi che usavo per curarmi e per i quali ho perso 8 mesi di condizionale.

cefalea a grappolo cannabis

Ricordo che mi interrogai sul fatto che se avessi avuto un’attacco la dentro, mi sarebbero mancate più che mai le mani di mia moglie che mi stringono la testa.

Cefalea a grappolo e cannabis: l’accesso al medicamento

Nonostante tutto, purtroppo, ho sempre acceduto al farmaco saltuariamente e in maniera illegale e infatti, spesso, quando non lo assumevo, stavo nuovamente male. Se fumo quando ho già dolore, la canapa non mi aiuta molto, io dovrei fumare costantemente e in quel caso la canapa evita a monte che mi vengano gli attacchi. Gli anni che gli attacchi di cefalea a grappolo sono stati meno frequenti, infatti, sono stati quelli in cui ho avuto più accesso alla cannabis.

Non ho mai importato il Bedrocan perché la marijuana per questo tipo di cefalea non era ancora riconosciuta. In un mondo dove ormai la malattia ha preso il sopravvento credo che porre dei limiti alla sperimentazione sia del tutto deleterio e da parte mia spero che questa ingiusta battaglia contro la depenalizzazione della canapa finisca il prima possibile per l’onore di chi soffre.

L’esilio terapeutico in Spagna

Nel 2013 con la mia famiglia ci siamo trasferiti in Spagna  dove l’accesso alla cannabis è semplice e mi consente una vita normale. Gli attacchi di cefalea a grappolo sono pochi e la cannabis li ha fatti diminuire se non scomparire.

Ho cambiato molto anche l’alimentazione ed ho continuato a curarsi esclusivamente con la cannabis.

In Spagna la legge permette l’accesso al farmaco in vari modi:

  • L’auto produzione,
  • I cannabis social club

Nei cannabis social club basta essere soci, dichiarando le proprie generalità e si ha la possibilità di scegliere vari tipi di marijuana a seconda della propria esigenza ed in maniera assolutamente sicura e tutelata.

Esattamente il contrario che in Italia.

Nell’estate del 2016 sono stato costretto per ragioni familiari a rientrare in Italia. Allo scoccare del secondo mese sono spuntati puntuali i miei attacchi che mi hanno costretto ad assumere nuovamente i farmaci convenzionali.

Dopo quell’estate drammatica passata in Italia sono tornato a vivere in Spagna e per altri cinque anni ho potuto controllare la fase di remissione tra un’attacco e l’altro.

Il rientro forzato in Italia

E così è stato sino a Febbraio 2019, momento in cui ho ricevuto la notizia che mia mamma ha contratto, nuovamente, un cancro al seno.

Non mi sono posto problemi, in un caso del genere rimpatriare per me era un’obbligo, pur sapendo a cosa sarei andato incontro farmacologicamente e penalmente. Ad Aprile 2019 ritorno in Italia per assistere mia mamma che dovrà affrontare un’anno di chemioterapia.

Complice, sicuramente, lo stress ed anche la mancanza regolare del mio farmaco si sono ripresentati gli attacchi di Cefalea e in forma molto violenta. Mi sono rivolto a un luminare esperto di casi contorti, come il mio, nel tentativo che potesse aiutarmi a frenare il dolore che provavo da cinque mesi oramai e nella speranza che potesse prescrivermi la Marijuana come utile per la mia patologia.

La risposta fu negativa. In aggiunta lo sconforto era profondo perché nella stessa visita mi venne comunicato che dopo trenta anni di sofferenza il rischio era quello di aver sviluppato la memoria al dolore.

Ora finalmente dopo mesi di illegalità si apre uno spiraglio di luce grazie un’associazione di Torino, Seminiamo Principi, che si occupano di canapa medica con il loro staff di medici ed esperti, a tutelare e assistere il diritto alla cura.

 

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