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Parola agli esperti e ricercatoriSclerosi multipla

Le estrazioni a secco di cannabis: Isolator, Rosin, Dry Sift:

Mi chiamo Stefano e mi curo con i principi attivi della cannabis che ho imparato ad estrarre con tre tecniche: Isolator, Rosin, Dry Sift.

Mi chiamo Stefano ho 35 anni e vivo in Spagna. Sono malato di sclerosi multipla dall’ottobre del 2010.

A quei tempi non avrei forse immaginato che dieci anni dopo avrei imparato ad estrarre a secco i principi attivi della mia cura, la cannabis: Isolator, il Rosin ed il Dry Sift, ma consumando cannabis per motivi ludici da quando avevo 15 anni per me è stato naturale continuare ad assumerla anche dopo la diagnosi, accorgendomi che, nonostante la qualità non fosse ottima, perché comprata al mercato nero, gli effetti erano benefici perché mi faceva passare i sintomi più fastidiosi come la spasticità, i crampi e mi aiutava nella coordinazione dei movimenti, riuscivo ad alzarmi dalla carrozzina e a camminare.

La cannabis in coltivazione indoor

A quei tempi consumavo cannabis senza prescrizione e quindi totalmente illegalmente e in caso di controllo avrei avuto problemi con la legge. A casa, insieme a mia madre, ho preso la decisione di cominciare a coltivare perché mi ero reso conto che gli effetti positivi erano notevoli, di fronte alla realtà dei fatti anche mia madre si era convinta.

Si trattava di disobbedienza civile perché in quegli anni non c’era una legge regionale ed il mio neurologo non voleva prendersi la responsabilità di prescrivere un medicamento che non conosceva e di cui era incerto sui vari passaggi fra importazione e prescrizione. Ricordo lo stress provato per cercare di ottenere questa terapia ed il disagio percepito anche dagli altri pazienti.

Il neurologo avrebbe voluto prescrivermi il Sativex che era stato messo in commercio in Italia, ma che io rifiutavo perché già si parlava di effetti collaterali e di minor efficacia rispetto alle infiorescenze.

La disobbedienza civile collettiva

Così, insieme a degli amici, appoggiati dalla Comunità di Don Gallo, abbiamo iniziato una disobbedienza civile collettiva, a livello di Centro Sociale: il TDN di Genova Lagaccio. L’obbiettivo era aiutare me e gli altri pazienti, a Genova eravamo circa una decina, a non rifornirsi dagli spacciatori e cercare di aiutarci ad avere materiale gratuito: ai tempi il Bedrocan a Genova costava 35 euro al grammo e la mia pensione d’invalidità non arrivava ai 290 euro.

In quel periodo abbiamo anche lottato a livello istituzionale per ottenere finalmente una legge ligure che facilitasse prescrizione e distribuzione a carico del SSR per differenti patologie che fossero finalmente rimborsabili.

La prima prescrizione arriva.

La mia prima prescrizione risale al 2016 poco prima di espatriare in Spagna. A quei tempi era appena passata la legge regionale ed il Dottor Bertolotto, primario della terapia del dolore dell’ospedale di Pietra Ligure, mi prescrisse per un mese 7,5 grammi di Bedrocan e 7,5 grammi di Bediol divisi in cartine da 0,25 grammi. Tutto rimborsato.

Nonostante il buon passo avanti la quantità prescritta non era assolutamente sufficiente essendo il mio fabbisogno di circa 6 grammi di cannabis di ottima qualità al giorno. Quantità che ancora oggi molto difficilmente viene prescritta nel nostro paese. Quindi al netto della prescrizione ero comunque ancora costretto a disobbedire.

L’espatrio terapeutico in Spagna e l’auto produzione

Arrivati a questo punto con un po’ di coraggio e tanti sacrifici, ho deciso di espatriare in Spagna appunto perché la pressione del proibizionismo italiano non mi faceva respirare e questo non faceva bene neanche alla mia patologia. Ormai ero diventato bravo a coltivare ed ho scelto la Spagna perché l’auto produzione per uso personale è tollerata, ed essendoci la realtà dei club mi assicuravo di avere sempre della terapia disponibile in condivisione con i soci.

Al contrario dell’Italia qui in Spagna non esiste una legge che tuteli i malati che si curano con la marijuana, però paradossalmente qui noi stiamo meglio, perché la facilità d’accesso non è comparabile, non esiste interruzione di terapia come in Italia dove spesso nelle farmacie il farmaco è esaurito, ad esempio qui, in 4 anni, non sono mai rimasto senza terapia.

Smettere le infiorescenze ed utilizzare le estrazioni: Isolator, Rosin, Dry Sift.

Al giorno d’oggi addirittura ho smesso di consumare le infiorescenze perché preferisco le estrazioni che, essendo più concentrate, mi assicurano un effetto terapeutico migliore, e cioè più potente e più prolungato.

A parte il Rick Simpson Oil, che è estratto in alcol, consumo esclusivamente estratti senza solvente:

  • Isolator (o Bubble Hash come dicono in America),
  • Rosin
  • Dry Sift o statico

L’Isolator

L’Isolator viene estratto tramite ghiaccio ed acqua attraverso una lavatrice concepita appositamente e portata a temperatura ottimale, quindi sotto i 3 gradi, temperatura alla quale i tricomi si staccano più agevolmente dalla parte vegetale. In pratica congelo il materiale che può essere fatto d’infiorescenze, ma anche di parti meno pregiate come le foglie o gli scarti, e tramite centrifuga e poi grazie all’utilizzo di sacchi con setacci di differenti misure, arrivo ad ottenere diversi prodotti in base al setaccio utilizzato.

Ricordo che la misura dei tricomi migliori, per quel che riguarda le piante indoor, varia da 70 ai 90 micron quindi se si vuole ottenere un prodotto il più puro possibile lo si troverà all’interno di queste dimensioni.

Utilizzo un pre filtraggio da 220 micron direttamente dentro la lavatrice, poi comincio con le sacche: quella da 220, 190, 160, 120, 90, 70 e 45 micron. Per un prodotto ancora più raffinato bisognerebbe essere il più delicati possibili in fase di lavaggio, quindi il procedere migliore sarebbe a mano.

Il Rosin

Per quel che riguarda il Rosin, si tratta invece di mettere il materiale vegetale dentro un pre filtro da 25 micron per poi pressarlo con una pressa con dei piatti appositi che si riscaldano, tramite un controller che imposta la temperatura. Si parte dai 60 gradi e si sale sino ai 90 gradi a seconda del prodotto di partenza e del prodotto che si vuole ottenere e in questo caso il materiale che risulta è un prodotto liquido-resinoso con dei valori di THC dal 60 al 80%.

Il Dry Sift o Statico

In ultimo, per quel che riguarda il Dry sift, si prende la parte vegetale, né troppo secca né troppo fresca, utilizzando dei setacci, che personalmente faccio preparare in serigrafia della misura che mi interessano e, setacciando si staccano tricomi e resina, esattamente come per fare il fumo, e poi si depura attraverso l’energia statica, seguendo il principio della carica positiva e carica negativa.

Fra queste 3 estrazioni io preferisco lo Statico perché a mio parere non passando attraverso acqua e ghiaccio né al contrario attraverso un riscaldamento dovuto alla pressa, il prodotto mi appare più completo visto che preserva non solo i tricomi, ma anche gli altri componenti, quali i terpeni e i flavonoidi.

Questa tecnica è più complicata e dispendiosa ma ne vale la pena.

Per approfondire Steba per gli amici per il mondo cannabico Kushikkush

 

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